Per iniziare il 2013 vorremmo ricordare quel “sapere ancestrale” che anche il popolo Lakota, di cui Russell Means (scomparso il 22 ottobre 2012) è stato straordinario esponente. Il nemico della Terra e della Natura, di cui facciamo parte, è dentro di noi, nella nostra struttura intellettuale e sociale, nel pensiero che si allontana dalla realtà, che scambia l’astrazione per profondità e l’analisi per conoscenza.

Russell Means, in lingua lakȟótiyapi, che è l’idioma Lakota, Oyate Wacinyapin (Colui che Lavora per il Popolo) è morto lunedì 22 ottobre, all’età di 72 anni. Si è battuto per i diritti naturali degli Indiani USamericani, da Alcatraz (1969) a Wounded Knee (1973), a The Longest Walk (1978) fino alla Repubblica di Lakotah, che ha proclamato nel 2007. Questo è il suo discorso più famoso e fu pronunciato nel luglio 1980, davanti a migliaia di persone venute da ogni parte del mondo in occasione del “Black Hills International Survival Gathering”, il Raduno internazionale per la salvaguardia delle Colline nere (Black Hills) nella riserva di Pine Ridge, nel South Dakota, in USA. La versione originale di questo discorso si trova anche QUI.

L’unica possibile apertura di una dichiarazione come questa è che detesto la scrittura. Il processo in sé incarna il concetto europeo di “pensiero legittimo”: ciò che è scritto ha un’importanza che è negata al parlato. La mia cultura, la cultura Lakota, ha una tradizione orale, quindi di solito mi rifiuto di scrivere. Questo è uno dei modi in cui il mondo bianco distrugge le culture dei popoli non europei, attraverso l’imposizione di un’astrazione sul rapporto parlato di un popolo.

Quindi, quello che leggerete qui non è quello che ho scritto. È quello che ho detto e che qualcun altro ha scritto. Ho permesso questo perché sembra che l’unico modo per comunicare con il mondo bianco sia attraverso le foglie secche, morte, di un libro. Non mi importa se le mie parole arrivano ai bianchi o meno. Loro hanno già dimostrato con la loro storia che non sono in grado di sentire, non possono vedere, ma possono solo leggere (ovviamente, ci sono delle eccezioni, ma le eccezioni confermano solo la regola).

Sono più preoccupato di farmi sentire dalla gente indiana americana, studenti e altri, che hanno cominciato a farsi assorbire dal mondo bianco attraverso le università e altre istituzioni. Ma anche in questo caso si tratta di una sorta di preoccupazione solo marginale. È assolutamente possibile crescere con un aspetto esteriore rosso e una mente bianca, e se questo è il frutto di una scelta individuale di una persona, così sia, ed io non sono di alcuna utilità per costoro. Questo fa parte del processo di genocidio culturale condotto oggi dagli Europei contro i popoli indiani d’America. La mia preoccupazione è rivolta agli Indiani americani che scelgono di resistere a questo genocidio, ma …continua a leggere qui.

In memoria di Russel Means